Parole e Potere

Sono passati anni da quando – partecipando alle attività di un gruppo di scrittura che ho poi abbandonato – andavo predicando che per resistere al Potere fosse necessario l’Amore. Quelle parole adesso mi sembrano prive di senso e quei tentativi di resistere all’energia e alla passione, alla forza e alla decisione, sono del tutto inconsistenti.

Sono cambiato fino a questo punto? O lo è soltanto la mia vita? Le due cose non sembrano essere andate d’accordo per molto tempo e credo sia arrivato il momento di superare lo iato tra ciò che sono e ciò che vivo. Mi somiglio almeno un po’? Questo mi chiedevo non molti giorni fa. Questo tentativo di sanare le distanze va affrontato con energia o con gentilezza? Qualcuno tempo fa avrebbe optato per la seconda ipotesi ma, adesso, io non riesco a non pensare a delle soluzioni più energiche per ricompormi e tornare presente a me stesso.

Parole? Sono queste la soluzione o – al contrario – sono solo traccia di azione? Potenza e atto, parola e azione, pensiero ed esecuzione. Si può comporre tutto questo senza rinunciare all’equilibrio, alla forma? Senza abbandonarsi alla distruzione?

Le Parole hanno davvero Potere?

Righe di luce

L’intervento avrebbe avuto un altro nome, “Corde di luce”, se avessi deciso di assecondare la passione per la chitarra: appena un anno a suonare – sono un novellino che ha ancora difficoltà con gli accordi più elementari – ma quelle sue sei corde mi inseguono ovunque, nei giorni, nei pensieri, anche quando il tempo per lo strumento è poco o nulla. Invece, a illuminarmi, oggi come sempre, sono linee e arabeschi che formano lettere che non riesco a leggere e seguire con la penna o la tastiera. Il punto essenziale resta sempre la scrittura, massima espressione di idea e sentimento, suprema tensione verso l’assoluto. Grandi parole, ma ancora niente di pratico: credo di aver aperto questa pagina per seguire finalmente la mia spinta a dire, a scrivere, a comunicare, uscendo fuori dall’astrattismo delle mie filosofie assonnate e dalle stanche semplificazioni cui sento sottoposta tutta la comunicazione contemporanea. Ci vuole un nuovo slancio verso l’alto: un ritorno a parole decise e potenti, più intense e penetranti. Solo con queste si potrà scalfire qualcosa del muro di silenzio che ci circonda. Questa è la via che ho scelto. Riuscirò a percorrerla?

Faresia

La città dei miei pensieri ha angoli di tenebra e luci splendenti e lontane. In alto, in alto, qualcosa accade – nelle vite degli altri – mentre io mi stringo nel freddo della mia mente, a cercar fuoco dove non se ne trova.

Al nome della città di “Faresia” sono legato da anni. Protagonista di un romanzo dimenticato (da tutti come da me stesso), la città mi vive ancora dentro, come simbolo di una vita in cui tutto è tremendamente distante. Nelle sue vie, mi vedo ancora come un’ombra, un passante che cerca disperatamente di scrivere qualcosa che sia luce.

Da qui, la necessità di buttare giù queste righe e provare – di nuovo – a espormi, a mostrare quel che sono e sono stato, a scoprire pian piano quello che sarò, se questi interventi mi accompagneranno nei mesi o negli anni.

Spero dunque che chiunque mi legga possa trovare piacevole la mia compagnia e possa starmi accanto, mentre mi muovo tra viaggi immaginati, lezioni scolastiche, musica monotona, sogni taciuti, amore domestico e speranze tremanti.