L’intervento avrebbe avuto un altro nome, “Corde di luce”, se avessi deciso di assecondare la passione per la chitarra: appena un anno a suonare – sono un novellino che ha ancora difficoltà con gli accordi più elementari – ma quelle sue sei corde mi inseguono ovunque, nei giorni, nei pensieri, anche quando il tempo per lo strumento è poco o nulla. Invece, a illuminarmi, oggi come sempre, sono linee e arabeschi che formano lettere che non riesco a leggere e seguire con la penna o la tastiera. Il punto essenziale resta sempre la scrittura, massima espressione di idea e sentimento, suprema tensione verso l’assoluto. Grandi parole, ma ancora niente di pratico: credo di aver aperto questa pagina per seguire finalmente la mia spinta a dire, a scrivere, a comunicare, uscendo fuori dall’astrattismo delle mie filosofie assonnate e dalle stanche semplificazioni cui sento sottoposta tutta la comunicazione contemporanea. Ci vuole un nuovo slancio verso l’alto: un ritorno a parole decise e potenti, più intense e penetranti. Solo con queste si potrà scalfire qualcosa del muro di silenzio che ci circonda. Questa è la via che ho scelto. Riuscirò a percorrerla?
